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Riassunto La continuità della linea di vita porta alla graduale formazione del Sé. Il neonato è l'unico organismo vivente che emerge dal grembo materno fisicamente ed emotivamente immaturo. La sua dipendenza dall'ambiente e dalle sue cure è profonda, i cambiamenti sono lenti e i processi maturativi verso la separazione e individualizzazione sono prolungati. Interferenze premature, fallimenti, intrusioni e pressioni ambientali, mancanze di adattamento da parte dell'ambiente costringano il bambino a reazioni premature e a stati di psicopatologia diversi. Attraverso i secoli l'esistenza privata del bambino e dell'adolescente è stata investita della percezione dei processi storici. I bambini erano soggetti a un destino universale di sventura o di sfruttamento. L'infanzia in molti paesi ha storicamente subito e continua a subire rituali di violenza carnale e l'incesto è spesso la regola piuttosto che l'eccezione. Negli ultimi trenta o quarant'anni la realtà esterna, alienante ed estranea di ogni genere lascia poco spazio alla reciprocità familiare affettiva-emotiva ed istintuale. In questo contesto bambino e adolescente si trovano costretti ad esprimere pensieri, emozioni, fantasie, sogni ed incubi, non tanto entro un loro idioma idiosincratico e personale, quanto in quello socioculturale attuale, transitorio, alienato ed alienante, raramente condiviso tra genitori e bambini impegnati di solito in schermi (reali e metaforici) diversi. Erano gli antichi Greci che sostenevano che le radici del futuro sono profonde e sottolineavano che il futuro bambino nasce con lo stato d'animo dei genitori prima del concepimento. In questa avanguardia del passato si prescriveva innanzi tutto una preparazione a lungo termine; si trattava di mettere il corpo e l'anima in una condizione generale atta a produrre e a conservare nell'individuo le qualità di cui dovrà essere impregnato il seme e caratterizzato l'embrione. Bisogna costituire preliminarmente se stessi a immagine e somiglianza del figlio che si vuole avere. Un passo di Ateneo, citato da Oribasius, è estremamente esplicito in proposito: "chi si propone di generare dei figli deve avere l'anima e il corpo nelle migliori condizioni possibili." L'embrione si impregna dello stato psichico dei genitori. Winnicott sottolinea (1965) che nel corso naturale degli eventi, la continuità della linea di vita porta alla graduale formazione del Sé, e che il sé centrale è il potenziale innato che sperimenta la continuità dell'essere ed acquisisce a suo modo e con un suo ritmo, una realtà psichica personale ed un personale schema corporeo. Egli attribuisce ad un ambiente facilitante ed ai processi maturativi che operano fin dal concepimento, la capacità dell'individuo di diventare quello che è. Si potrebbe dire che la base di tutte le teorie circa lo sviluppo della personalità umana è la continuità della linea della vita, che verosimilmente comincia prima della vera e propria nascita. Ormai è opinione comune che già nel grembo materno c'è un essere umano nel vero senso della parola, capace di avere esperienze e di accumulare memorie corporee, e persino in grado di organizzare misure difensive per far fronte ai traumi (come l'interruzione della continuità dell'essere associata alle reazioni alle intrusioni dell'ambiente, nella misura in cui l'adattamento di quest'ultimo fallisce). Come è noto il neonato è l'unico organismo vivente che emerge dal grembo materno fisicamente ed emotivamente immaturo. Per questo la sua dipendenza dall'ambiente e dalle sue cure è profonda, i cambiamenti sono lenti e i processi maturativi verso la separazione e individualizzazione sono prolungati. "I genitori - dice Freud - fungono da stabili forze di supporto nell'incoraggiare lo sviluppo dell'Io nel bambino; si è alla presenza di qualcosa che potrebbe essere chiamato l'Io genitoriale preso in prestito". Essi aiutano la personalità del bambino negli sforzi e nelle espressioni istintuali lungo lo sviluppo. Il lavoro psicoterapeutico con i bambini evidenzia in modo particolare la necessità della capacità genitoriale di andare incontro sia immaginativamente, sia affettivamente, ai primi gesti creativi del bambino, e questo costituisce la base dell'autentica fiducia del bambino nell'evoluzione e nella costituzione del sé. E' al vissuto interno dello spazio genitoriale o alla sua mancanza che devono essere ricondotte le origini del sé, del possibile processo naturale di integrazione, come anche del trauma e della psicopatologia. Per quanto durante gli stadi della dipendenza il bambino possa provare a staccarsi, egli non riesce a scavalcare l'ombra dei genitori e a vivere senza la loro presenza e il loro sostegno. Le sue curiosità, intuizioni, immaginazioni arcaiche o elementari che siano, costituiscono un'ontologia. Scena primaria, gravidanza, nascita, crescita, sviluppo corporeo ed emotivo, quelle forze che plasmano o distruggono la nostra vita, con la loro immediatezza istintuale e le forme di esistenza fisica, coinvolgono il bambino prematuramente e totalmente nel tentativo di affermare la sua presenza nel mondo e di trasformare il non integrato in integrato. In ultima analisi l'eco della risposta ambientale trasforma l'ignoto e l'alieno nel coerente e familiare. Nello stato di salute avviene un continuo scambio via via che il bambino vive e raccoglie esperienze: il mondo esterno viene arricchito dal potenziale interno (i propri ricordi) e l'interno viene arricchito da ciò che è fuori. E' evidente che via via che il bambino cresce in questo modo il contenuto del suo Sé personale non è più solamente lui. Il Sé viene sempre più modellato da ciò che proviene dall'ambiente familiare e sociale. Le conseguenze di questa conquista sono di enorme importanza e comprendono la possibilità di generare significati personali e condivisi rappresentati da simboli, mediati dalla soggettività e soprattutto dalla capacità di fornire contributi alla famiglia prima ed alla società poi, cosa che è un prerequisito naturale ed essenziale per tutti. Gli echi attraverso cui una coppia cerca di determinare la portata, la logica e l'autorevolezza della propria voce provengono in parte da quel che ha alle spalle; evidentemente i meccanismi che agiscono sono complessi e radicati in un diffuso e vitale bisogno di continuità. I diversi processi che vanno dall'innamoramento al matrimonio, dal concepimento alla gravidanza e poi alla nascita, implicano essi stessi una trasformazione, un'elaborazione, un cambiamento normativo e una riorganizzazione dei confini dell'Io e della relazione di coppia. Il bisogno di recuperare, almeno parzialmente il proprio passato per formare una famiglia è imperativo. Così ogni nuovo aggregato sociale, cominciando dalla coppia e dalla famiglia, avverte la necessità di antecedenti. Quando non sono immediatamente disponibili per via naturale, quando la comunità è nuova, o si è appena ricomposta dopo un lungo intervallo di dispersione, o di assoggettamento, il congiungimento con il passato, necessario alla grammatica e alla sintassi dell'essere, viene creato attraverso un atto d'arbitrio intellettuale ed emotivo. In fondo dove il passato non c'è, esso deve essere di nuovo reinventato. Espulso dallo spazio genitoriale, esule a Corinto considerato sempre come straniero, forestiero ed estraneo, trattato come diverso e umiliato così "Edipo è diventato adolescente, alla ricerca di sé stesso e di chi ha messo al mondo la sua stirpe, è andato ad informarsi dalla Pizia." (Edipo di Aristofane Grammatico) E' ben noto come interferenze premature, fallimenti, intrusioni, pressioni ambientali e mancanze di adattamento da parte dell'ambiente costringano il bambino, che non ha ancora una sufficiente forza dell'Io, ad una reazione prematura quale sostituto dell'essere. In questo senso è stato elaborato il concetto di trauma cumulativo. L'infante che ha interiorizzato un modello di frammentazione della linea di continuità dell'esistenza si trova di fronte ad un compito evolutivo che, quasi fin dall'inizio, è gravato in senso psico-patologico. In situazioni di grave patologia familiare il dover padroneggiare alcune identificazioni disturbate (alcolismo, aggressività, perversione) e relazioni collusive patologiche parentali (eccesso di eccitamento, violenza, aspetti sadomasochistici, depressioni, ecc.) lo possono portare ad utilizzare difese arcaiche e sproporzionate di diniego, dissociazione e scissione, pseudo sublimazioni o formazioni reattive organizzate che interferiscono massivamente con i processi maturativi. Lo studio della funzione materna, paterna e dell'ambiente familiare è quindi inseparabile dallo studio dei processi psichici della prima infanzia e delle vicissitudini del compito evolutivo. Dagli anni '30 si è posto il problema delle gravi conseguenze cui può andare incontro un bambino quando l'adulto interpreta i suoi bisogni di tenerezza in chiave erotica. Questa "confusione di linguaggi" è alla radice della seduzione incestuosa. Se i bambini subiscono degli abusi durante la fase della tenerezza, il danno spesso è irreversibile. Certo il poco amore ed il rifiuto possono portare a mancanze incolmabili e a deprivazioni essenziali, ma anche se "si impone più amore o amore di specie e natura differente da quello che essi richiedono, ciò può avere conseguenze altrettanto patogene della frustrazione amorosa..." (Ferenczi, 1932). In quest'ultimo caso il bambino viene deprivato proprio dei suoi bisogni di tenerezza, che saranno rimpiazzati da una precoce erotizzazione. Ci troviamo così di fronte alla prevaricazione delle esigenze del bambino da parte dei bisogni dell'adulto. Il problema dell'asimmetria nel rapporto del bambino con l'adulto sta nel fatto che "il linguaggio della passione" adulta è nocivo solo nella misura in cui veicola un senso incomprensibile e sopraffacente per il bambino, ossia lì dove si manifesta la presenza di elementi irrazionali e patologici dei genitori. L'espulsione inconcepibile dallo spazio genitoriale per Edipo, la funzione altrettanto misteriosa del suo sacrificio per Ifigenia e l'impensabile figlicidio di Medea, testimoniano il senso della dipendenza totale del bambino, dallo stato d'animo e dal mondo umorale, affettivo-emotivo ed istintuale dell'adulto. Sfortunatamente non è infrequente che i genitori falliscano nel loro compito di venire incontro al bambino in modo affettivo ed immaginativo, minando così le fondamenta del suo mondo e costringendolo a sperimentare precocemente l'incertezza e l'instabilità della condizione umana. Attraverso i secoli l'esistenza privata del bambino e dell'adolescente è stata investita dalla percezione dei processi storici. I bambini erano soggetti a un destino universale di sventura o di sfruttamento, oltre ad essere vulnerabili alle malattie e all'alta mortalità; tutto ciò passava quasi inavvertito, la negazione proteggeva l'adulto dalla colpa, dal dolore e dall'angoscia ma non risparmiava il bambino. I particolari meccanismi psicologici che operano in caso di violenza sul bambino portano come conseguenza all'uso del bambino da parte dell'adulto. Spesso il bambino diventa un ricettacolo nel quale il genitore proietta parti dissociate della sua psiche al fine di controllare i propri sentimenti che vengono messi, mantenuti e tenuti sotto controllo nel bambino. L'infanzia in molti paesi è stata storicamente oggetto di rituali di violenza carnale come la pederastia, il concubinato con bambini, la castrazione dei ragazzi in modo che venissero usati sessualmente come eunuchi, i matrimoni di giovani ragazze preadolescenti, l'estesa prostituzione in cui sono coinvolte ragazze e ragazzine giovanissime e il regolare uso sessuale di bambini servitori e quasi schiavi. Recenti sondaggi condotti negli Stati Uniti riguardanti il sesso e la violenza riportano segnalazioni di abuso sessuale più numerose rispetto alle statistiche ufficiali e le "hot line" dell'abuso sessuale segnalano l'incesto madre-figlio in almeno un terzo delle telefonate. Nel suo articolo L'universalità dell'incesto, L. Demause sostiene che piuttosto che il tabù dell'incesto, è lo stesso incesto - diretto e indiretto - che è universale. L'autore conclude che la storia dell'umanità è fondata sull'abuso dei bambini (the history of humanity is founded upon the assault of children) e che un'infanzia più o meno libera dall'abuso sessuale adulto è una conquista storica molto tarda, limitata a pochi fortunati bambini in poche nazioni evolute. Eviterò di citare i dati statistici, piuttosto terrificanti, da lui riportati circa l'esistenza dell'abuso sessuale sul bambino in tutto il mondo. Mi limiterò solo a riferire che in America lo studio scientifico più accurato concludeva che la reale incidenza degli abusi sessuali è del 60% nelle ragazze e del 45% nei ragazzi, circa la metà dei quali incestuosi, ed in India l'incesto è spesso la regola piuttosto che l'eccezione. Nelle società antiche il sacrificio dei bambini era praticato ogni volta che una nuova impresa rischiosa stava per iniziare e gli adulti si sentivano ansiosi e preoccupati per il futuro e per l'ignoto. Anche in anni più recenti, quando un nuovo edificio o ponte veniva costruito, un bambino veniva sacrificato presso di esso come "sacrificio fondante". I bambini che oggi giocano a "London Bridge is Falling Down" ripetono nel loro gioco la storia del bambino sacrificale così come i greci ancora cantano il sacrificio di tante fanciulle per la costruzione del ponte di Arta. Non ci deve meravigliare che esistano ancora alcune culture tipicamente infanticide e incestuose. Le riforme umanistiche, religiose e politiche associate al Rinascimento e alla Riforma hanno avviato un cambiamento radicale del rapporto dell'adulto con il bambino. Il XV e il XVI secolo nell'Europa occidentale rappresentano il grande spartiacque del cambiamento psicogeno, dove il consistente miglioramento delle pratiche d'allevamento del bambino permise un cambiamento: diminuì il sacrifico ed aumentò l'uso e lo sfruttamento dei bambini e degli adolescenti che venivano arruolati per funzioni militari o per i servizi religiosi. Dal diciassettesimo secolo in poi prese piede il modo intrusivo ed educativo, in particolare in Inghilterra, America, Francia e Germania. In sostanza la pressione psicologica e la totale sottomissione e adattamento del bambino all'adulto cominciarono a sostituire la punizione fisica. Il processo di manipolazione del giovane diventò gradualmente sempre più subdolo. Per tutto lo scorso secolo, il Novecento, i movimenti rivoluzionari coinvolgevano soprattutto gli adolescenti e andarono ben oltre le vecchie convenzioni della guerra limitata ai militari di professione; inoltre per effetto delle rivoluzioni permanenti e delle guerre di lunga durata vennero sacrificate intere generazioni di giovani, e il concetto stesso di nazione in armi significava che la storia ormai riguardava tutti. Da allora in poi, nella cultura occidentale, ogni giorno divenne foriero di novità globali ed eventi spesso terrificanti che non risparmiarono il bambino e l'adolescente: un susseguirsi di crisi, una rottura di continuità con l'uniformità ed i silenzi dei secoli precedenti. Com'è stato osservato, il più rapido pulsare del tempo, la presunta moderna efficienza sfruttata, la nuova coscienza storica senza confini né identità, l'improvviso avvicinarsi del futuro messianico contribuirono ad un notevole mutamento di tempi e di tono nei rapporti erotici ed aggressivi del giovane. Negli ultimi trenta o quarant'anni i ritmi di vita già frenetici sono andati notevolmente incrementandosi così come si è andata complicando l'esperienza odierna nella società tecnologica. Le intrusioni massive delle immagini esterne nello spazio famigliare sono incessanti. Realtà esterne di ogni genere, alienanti ed estranee lasciano poco spazio alla reciprocità familiare affettiva-emotiva ed istintuale. Il raccontare idiosincratico e tradizionale della famiglia con tutto il fascino della narrativa omerica, è notevolmente ridotto nei suoi aspetti immaginativi, quando non totalmente alterato. Nei suoi sforzi di comunicare, condividere e contribuire alla vita familiare il bambino deve ormai competere con mezzi di rappresentazione drammatica molto più eccitanti e molto più facili da ingerire. Sapendo che non esistono equivalenti esatti tra il suo linguaggio, l'immaginazione ed i sogni, il bambino si trova così a dover competere con le "stridenti alternative" di televisione, films, videocassette, cartoni animati giapponesi, videogames, e naturalmente si trova anche costretto a cercare di utilizzare precocemente nuove aree di espressione, di sessualità, di aggressività, di affettività ed emotività adulta. In questo contesto, a mio avviso, egli si trova anche costretto ad esprimere pensieri, emozioni, fantasie, sogni ed incubi, non tanto entro un suo idioma idiosincratico e personale, quanto in quello socioculturale attuale, transitorio, alienato ed alienante, raramente condiviso con i genitori, impegnati di solito in schermi (reali e metaforici) diversi. Spesso la ritirata strategica si canalizza nel gioco coatto, o nel gioco prefabbricato ed organizzato della fantasia e dell'orrore filmico, nella fantasticheria o infine nel silenzio, nell'indifferenza o nella droga. Tutto ciò comporta la mancanza di conoscenza reciproca profonda che il mondo delle emozioni proprie e diverse propone in modo genuino. Attualmente il bambino e l'adolescente non solo vivono al di fuori di sé stessi, ma sono proiettati totalmente nella fantasticheria alienante della visione prefabbricata e dello sfruttamento di un'avventura manipolata dell'alterità e dell'allucinazione tecnologica dove il sé naviga senza meta e senza un'evoluzione dialettica. Mentre nel vasto discorso del mito e della tragedia l'adolescente non si trovava mai in un ruolo passivo, il bambino ed l'adolescente della nostra epoca si trovano senza uno spazio psichico, per poter vivere e sperimentare il proprio mondo affettivo emotivo ed istintuale, dove elaborare i propri lutti e i propri conflitti personali. Tutto viene usurpato da un agire (DRAN) avulso, esterno, alieno e da eventi senza significato, senza vissuto psichico e senza tragedia. Totalmente sradicato e alienato dalla società e da sé stesso, espiantato dalla terra, divelto dalle sue origini, l'Edipo moderno è senza enigma e senza Itaca, si potrebbe dire senza l'esperienza del viaggio. Rimane senza la linfa vitale del vissuto tragico senza stadi evolutivi né cambiamenti critici e senza i vissuti che connotano i vari passaggi della crescita con tutte le vicissitudini che formano una persona. Va ricordato che in condizioni normali lungo lo svilupparsi dell'integrità personale, il bambino acquisisce una graduale capacità nel saggiare, confrontare, rifiutare o accettare, staccarsi dal vecchio e scoprire il nuovo; altrettanto vale per l'adolescente per il quale è necessario anche riuscire ad individuare dei punti fermi che portino all'oscillazione tra il nuovo e il vecchio, cioè il bisogno di avere un metro di confronto, una soglia oltre la quale sentirsi prima utile e poi decisivo (maturazione). Così gradualmente l'adolescente si trova a spostare la propria esplorazione dallo stretto ambito familiare sino all'universo del mondo e del Sé. L'adolescente che se ne va di casa non ha affatto perduto, come è ben noto, il bisogno di una casa e di una famiglia. Egli ha bisogno di trovare un cerchio più ampio pronto a succedere al mondo familiare come d'altro canto è ugualmente importante per lui conservare la capacità di ritornare alla situazione che è stata rotta. Ciò implica inoltre l'accettazione o meno della sfida da parte della famiglia ed il ritorno alla dipendenza che altera la sfida (Winnicott). Molte volte l'interazione familiare può diventare stereotipa, rigida e ripetitiva, rispondendo in un maniera reattiva, impositiva e soverchiante ad ogni cambiamento dell'adolescente. Assegnando e mantenendo dei ruoli in modo prepotente o addirittura dispotico, i genitori mantengono una certa stabilità, che di solito connota un'incapacità di riadattarsi a situazioni nuove e a cogliere, senza resistere, i cambiamenti. Allora il cambiamento dell'adolescente viene sperimentato come un pericolo che minaccia diversi tabù e sentimenti dai più primitivi ai più penosi e proibiti. Per l'adolescente, in una simile situazione, la protezione familiare non può essere utilizzata e viene vissuta più come un'interferenza alla sua libertà di crescita e meno come un custode del suo interesse; così il ritorno a modalità di essere e di rapporto antecedenti non solo non può diventare una personale scelta di vita, ma costituisce addirittura una minaccia di annientamento. Il modo in cui la società va "incontro alla sfida" può andare a scapito o a favore dei processi maturativi, dei loro ritmi (timing) e della loro vitalità (strength). Una rottura radicale ed attiva con l'ambiente, senza compromesso con la logica e l'attitudine dell'ethos famigliare e sociale, può qualificare l'adolescente come un blasfemo etico o un ribelle senza motivo e senza ragione. Inevitabilmente nel processo di maturazione, nell'acquisizione della condizione di adulto e nella lotta generazionale sono intrinseche anche morte e trionfo personale. La vitalità e il senso di essere realmente vivi sono chiaramente legati alla componente aggressiva. Il destino porta Edipo a confrontarsi e ad abbattere lo stesso padre che cercava ma che gli sbarra la strada. E' necessario l'assassinio di Cesare affinché l'incerto Bruto diventi un Uomo, come a sua volta, è indispensabile il matrimonio con la sposa di Cesare, Cleopatra, perché il patetico e bell'Antonio prenda il suo posto e diventi leader. Crescere significa prendere il posto dei genitori e la realizzazione simbolica della crescita non si completa finché non si sia ottenuta una reale celebrazione e riconoscimento da parte dei propri genitori e degli altri. In fondo l'adolescenza, anche se sembra privilegiare il dramma (che riguarda il mondo esterno), è una tragedia (che riguarda il mondo interno). E' un processo trasformativo che lascia impronte profonde nella personalità dell'individuo per il resto della sua vita, un mistero doloroso che comporta una lunga elaborazione, sostenuta, nutrita e articolata dal tempo. L'adolescenza nella sua essenza comprende un impegno personale radicale e profondo. Una schiera di valori familiari, sociali ed etici, già percepiti come stabili e saldi, è temporaneamente minacciata. Lo stesso equilibrio interno degli adolescenti, costituito dalle introiezioni e identificazioni familiari, ambientali e sociali, gradualmente si destabilizza ed evolve verso un estremo eterodossismo personale. La secolare modernità dell'adolescenza, percepita con vigore e senza ambiguità, tende a minare le sintesi artificiose dell'ethos familiare, che di solito trovano la loro espressione più alta nell'istituzionalizzazione dell'ideale familiare stesso, nelle leggende familiari, nei miti familiari, nei tabù familiari. Sostengo che di solito gli atti adolescenziali sono una sorta di ritorno del rimosso o del dissociato genitoriale, necessari per l'economia e la vitalità familiare che, per motivi vari, ha tagliato fuori il mondo affettivo ed istintuale, inaridendosi, così da costituire per l'adolescente un mondo impersonale di false affinità e compromessi. E' emblematica la nobiltà, la sincerità e la purezza del contributo adolescenziale nel mito e nella tragedia; non esiste per loro né redenzione né depravazione. L'esperienza adolescenziale, come la tragedia, può essere l'imitazione vissuta di un'azione seria, può essere completa e di una certa grandezza. E, come sempre nella tragedia, essa si esprime nella forza dell'azione e non della narrazione; (va vissuta non può essere raccontata); anche attraverso passione e paura, (pathos e fovos) gli adolescenti mettono in moto la propria elaborazione, la catarsi e l'espiazione del loro mondo affettivo, emotivo ed istintuale. |