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Phantastic Objects: towards a psychoanalytic understanding of valuation in recent financial markets Oggetti fantastici: verso una comprensione psicoanalitica del processo di formazione del valore nel mercato finanziario recente
David A Tuckett Visiting Professor, Psychoanalysis Unit, University College London, Analista Didatta della British Psychoanalytic Society. Richard J Taffler Professor of Finance and Accounting Abstract Per molti mesi durante la bolla dot.com, il possesso delle azioni di questo settore era diventato così desiderabile che il valore loro attribuito dagli investitori veniva sostenuto nonostante non fosse affatto in linea con i concreti dati di bilancio, a quell'epoca ben noti. Ogni teoria adeguata dovrebbe poter dar conto del perché i prezzi rimangano così alti e in modo così persistente, ove si consideri che ben si conoscevano i dati di bilancio delle azioni in questo settore, tema frequente di analisi e commenti scettici sulla stampa. Gli autori ipotizzano che la spiegazione principale di ciò che stava accadendo agli investitori, i quali vendevano e compravano azioni durante il periodo della bolla, è che, come un sol gruppo, essi vennero intrappolati emozionalmente nella loro attività in modo complesso e stratificato. Comportamenti dettati da avidità e paura nei mercati finanziari sono largamente ammessi, ma non sono ancora stati esaminati dal punto di vista della realtà psichica inconscia. Ipotizzano che le azioni internet vennero a rappresentarsi mentalmente in una maniera così soggettiva e diffusa tanto che si può parlare di oggetti "fantastici"(1) infantili, e ciò ebbe notevoli conseguenze. Il punto di partenza della tesi degli autori è che nella realtà psichica i certificati di possesso di azioni internet divennero in maniera del tutto inusuale estremamente desiderabili perché, rappresentando il possesso di un azienda dot.com, diventavano per gli investitori, in modo quasi irresistibile, un tipo particolare di "oggetto fantastico"; a quel punto si poteva credere di poter trasformare, magicamente, la propria normale esistenza in una di carattere eccezionale. Questo tipo di trasformazione corrisponde, secondo quanto suggeriscono gli psicoanalisti, a ciò che si desidera nei primi stadi dello sviluppo mentale, aspetti che, per il fatto di permanere inconsci, non vengono mai completamente superati. Le ragioni che spingono a pensare che sia utile ragionare in termini di teoria della rappresentazione mentale inconscia, per capire il processo di formazione del valore nel caso delle azioni internet, risiedono nella possibilità di esaminare cosa potrebbe essere accaduto nella realtà psichica degli investitori durante il fenomeno dot.com; fenomeno che abbiamo diviso in cinque fasi. In primo luogo per gli autori le azioni Internet si configurarono abbastanza facilmente nella mente degli investitori quali "oggetti fantastici" seducenti perché questo è il modo in cui sembra abbiano colpito la fantasia di coloro che ne resero pubblica l'esistenza; non appena apparvero sulla pubblica piazza nella prima fase "boom" della bolla. In secondo luogo essi pensano che in qualità di "oggetti fantastici", nella seconda fase della bolla, le azioni stimolarono un'euforia folle e precipitosa perché possedevano il potere particolare di esaltare ulteriori comportamenti compulsivi legati a rivalità inconscia sia intra che intergenerazionale. In terzo luogo ed in modo cruciale pensano che le azioni poterono rimanere per molti mesi tenacemente ipervalutate in modo contrario (cioè quanto più l'azienda perdeva denaro tanto maggiore era il suo valore azionario), nonostante fosse sempre più evidente l'avventatezza di tale comportamento, perché quando i normali criteri di valutazione della realtà materiale vengono applicati agli "oggetti fantastici" essi non necessariamente sono incisivi, a causa del modo particolare con cui le rappresentazioni fantastiche si mantengono nella realtà psichica. In quarto luogo per gli autori il valore delle azioni Internet crollò improvvisamente non perché tutti si misero a vendere, ma perché erano salite in maniera tanto assurda che, nel momento in cui la logica contraria che ne teneva alto il prezzo non era più sorretta dallo stato inconscio che ne permetteva la venerazione quali "oggetti fantastici", esse divennero oggetti odiati e disprezzati, sentiti come se realmente avessero abbandonato e discreditato chi le possedeva. In quinto ed ultimo luogo, nell'ultima fase, una volta vendute, le azioni Internet quali "oggetti fantastici" perduti, crearono dolore psichico difficile da sostenere. Come conseguenza oggi accade che gli investitori desiderino scordare tutto ciò che riguarda le loro precedenti "fantasie" nella speranza che nessuno gliele rammenti. Ciò può creare un pregiudizio che ostacola l'attribuzione di valore a questo settore secondo criteri razionali, con conseguenze negative sia per le aziende che continuano ad operare in questo campo, sia per la possibilità di apprendere dall'esperienza. Di fatto questa è l'opinione degli autori: che ci sia cioè una relazione causale tra le difficoltà attuali nei mercati azionari e le sequele di questi eventi 1) Ciò che esattamente si intende con il termine di oggetto "fantastico" è un oggetto realmente percepito le cui qualità sono primariamente determinate dai desideri inconsci o fantasie (phantasies) di un individuo. Il termine fantasia (phantasy) è un termine tecnico che implica l'esistenza di una ideazione inconscia organizzata "una scena immaginaria nella quale il soggetto è un protagonista che rappresenta il soddisfacimento di un desiderio (in ultima analisi un desiderio inconscio) in una maniera che è distorta in modo maggiore o minore dai processi difensivi" (Laplanche e Pontalis, 1973: 314). E' perciò un termine tecnico più preciso del comune termine "fantasia" ("fantasy") che tende a denotare stranezza o eccentricità. Secondo il pensiero psicoanalitico le fantasie (phantasies) inconsce rappresentano la forza pulsionale che sta dietro ad ogni esperienza umana significativa. |