![]() Camille Claudel "La Valse" 1889 |
Le giornate saranno presentate dal Dott. Matteo De Simone,
Il tema si articola in tre
giornate, in cui si tenterà di approfondire e riflettere sul tema delle
passioni, partendo dall'incontro fecondo tra psicoanalisi e arte - in
questo caso con la poesia, il cinema, il romanzo - che ha interessato e
stimolato sin dall'inizio, il pensiero psicoanalitico. Arte
e psicoanalisi s'incontrano sull'orlo di una stessa incrinatura, su una
stessa linea di confine, ed entrambe cercano di valorizzare e
risignificare quell'incrinatura, quella linea di confine anche se con
differenti scopi. Arte e psicoanalisi coniugano - in maniera diversa -
necessità e libertà del soggetto, individualità e comunicabilità del
sentire, a volte s'incrociano, interferiscono e s'illuminano a vicenda.
Viviamo in un'epoca dominata da quelle che Spinoza chiamava le "passioni
tristi", con quest'espressione il filosofo non si riferiva alla
tristezza del pianto, ma all'impotenza e alla disgregazione. Il mondo è
diventato senza confini, estremamente veloce, gli uomini sono
profondamente soli in contrasto con la tanto teorizzata semplificazione e
facilitazione dei rapporti, a partire dall'area della sessualità che è
apparentemente viva, dinamica, intensa perfino nei suoi aspetti non
consueti e anomali ma che in realtà è profondamente rarefatta, talvolta
priva di qualsiasi connotato vitalistico, avvolta in un'area mortifera
tendenzialmente opposta a qualsiasi pulsione di vita o funzione
desiderante. L'illusione che il controllo dell'esistenza sia sinonimo di
libertà determina anche il pensiero del singolo promuovendo passioni
senza sentimento, le passioni fredde tese unicamente all'agire per uno
scopo concreto, così che ogni movimento emozionale profondo è negato,
prevalgono così gli agiti e il non-pensiero. In altre parole
l'incertezza dell'esistere, il crollo di ideali e di strutture, non ha
portato ad una crisi della razionalità, quanto piuttosto ad una miopia
collettiva, che a volte rasenta la cecità, e che è l'effetto di una
regressione progressiva del sentire ai livelli soltanto umorali o
sensoriali. Viviamo in un'epoca spassionata anche dal punto di vista
politico, nella migliori dell'ipotesi la politica diventa solo
amministrazione dell'esistente, nella peggiore distruzione e
frammentazione di ogni risorsa. La fine delle grandi passioni politiche
che ha così infiammato l'Europa degli anni Trenta ha portato con sé
anche delle vere e proprie catastrofi, come la fine dei valori.
L'analgesia degli affetti trasforma i rapporti generazionali, sottraendo autorità agli adulti che rinunciano alla loro funzione e che scivolano, nei confronti dei figli o degli studenti adolescenti, in una relazione simmetrica dove si scambiano solo incertezze e paure. Scompare così la distinzione dei ruoli, lo spazio del confronto, non c'è più un luogo, dove incontrarsi rispettando i propri spazi identitari, le storie, le traiettorie dell'esistere. Le passioni tristi, ovvero il senso di impotenza e di disgregazione secondo la definizione di Spinoza, non derivano solo da un mondo dominata dall'incertezza rispetto al futuro, ma anche dall'incapacità di percepire la realtà, l'hic et nunc, causata dall'evaporarsi della capacità del sentire, dalla svalutazione di ogni cosa o processo di pensiero, quindi dall'impossibilita di incontrare se stessi e i vissuti interni. Il desiderio scompare sempre di più dalla giornata di qualsiasi uomo, si vive nella riproduzione seriale dell'esistenza, tutto è riproducibile per cui non è più importante la particolarità e la specificità dell'individuo. L'Io si frammenta in mille pezzi o più spesso non ha neanche avuto la possibilità di strutturarsi, prevalgono le modalità imitative, adeguate e utili nei primi mesi di vita, impoverenti e devianti nell'età adulta. La vita degli uomini, la storia degli uomini si è organizzata attraverso le passioni che l'hanno creativamente motivata. Tutta la vita culturale, le scoperte scientifiche ma anche la vita di ogni giorno lo stesso respiro necessita di una spinta creativa; anche le espressioni semantiche delle passioni sono orribilmente cambiate non si dice più, ad esempio, sono triste ma sono depresso o sono innamorato ma sono in paranoia, mutuando superficialmente il linguaggio scientifico svuotandolo così di senso, impoverendo qualsiasi capacità di sentire e descrivere i propri affetti sia quelli immediati, sia quelli più profondi. Bisogna necessariamente recuperare la capacità di sentire, di desiderare, di appassionarsi, perché noi stessi siamo le nostre passioni. La psicoanalisi in questo momento deve accettare una sfida: trovare la possibilità e facilitare l'incontro, l'accoglienza, di praticare l'ospitalità come elemento primario: ospitare l'altro che confuso, disperso, angosciato ci cerca e vuole essere trovato
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