Camille Claudel
"La Valse" 1889


Psicoanalisi e Arte

Sabato 21 gennaio 2012
h. 10,00
Via di Priscilla 128
Roma
"La parola appassionata: tra psicoanalisi e poesia"
Introduce: Dott.ssa Geni Valle
psicoanalista didatta A.I.Psi.

Sara Ventroni
poetessa
Sabato 18 febbraio 2012
h. 10,00
Via di Priscilla 128
Roma
"Narrazione cinematografica e sistema delle passioni"
Introduce: Dott.ssa Antonella Gentile
psicoanalista associata A.I.Psi.

Gino Ventriglia
docente di Drammaturgia Cinematografica
Sabato 17 marzo 2012
h. 10,00
Via di Priscilla 128
Roma
"La passione perversa"
Introduce: Dott.ssa Simona Argentieri
psicoanalista didatta - A.I.Psi.

Paolo Sortino
scrittore - autore di Elisabeth
pubblicato dalla casa editrice Einaudi

Le giornate saranno presentate dal Dott. Matteo De Simone,
coordinatore della Commissione Cultura AIPsi


La rassegna ha finalità culturali-scientifiche
posti limitati - si prega di prenotare


Quota di iscrizione per giornata: euro 25 (studenti euro 7)


"Passione"
Incroci tra Psicoanalisi e Arte

Il tema si articola in tre giornate, in cui si tenterà di approfondire e riflettere sul tema delle passioni, partendo dall'incontro fecondo tra psicoanalisi e arte - in questo caso con la poesia, il cinema, il romanzo - che ha interessato e stimolato sin dall'inizio, il pensiero psicoanalitico. Arte e psicoanalisi s'incontrano sull'orlo di una stessa incrinatura, su una stessa linea di confine, ed entrambe cercano di valorizzare e risignificare quell'incrinatura, quella linea di confine anche se con differenti scopi. Arte e psicoanalisi coniugano - in maniera diversa - necessità e libertà del soggetto, individualità e comunicabilità del sentire, a volte s'incrociano, interferiscono e s'illuminano a vicenda. Viviamo in un'epoca dominata da quelle che Spinoza chiamava le "passioni tristi", con quest'espressione il filosofo non si riferiva alla tristezza del pianto, ma all'impotenza e alla disgregazione. Il mondo è diventato senza confini, estremamente veloce, gli uomini sono profondamente soli in contrasto con la tanto teorizzata semplificazione e facilitazione dei rapporti, a partire dall'area della sessualità che è apparentemente viva, dinamica, intensa perfino nei suoi aspetti non consueti e anomali ma che in realtà è profondamente rarefatta, talvolta priva di qualsiasi connotato vitalistico, avvolta in un'area mortifera tendenzialmente opposta a qualsiasi pulsione di vita o funzione desiderante. L'illusione che il controllo dell'esistenza sia sinonimo di libertà determina anche il pensiero del singolo promuovendo passioni senza sentimento, le passioni fredde tese unicamente all'agire per uno scopo concreto, così che ogni movimento emozionale profondo è negato, prevalgono così gli agiti e il non-pensiero. In altre parole l'incertezza dell'esistere, il crollo di ideali e di strutture, non ha portato ad una crisi della razionalità, quanto piuttosto ad una miopia collettiva, che a volte rasenta la cecità, e che è l'effetto di una regressione progressiva del sentire ai livelli soltanto umorali o sensoriali. Viviamo in un'epoca spassionata anche dal punto di vista politico, nella migliori dell'ipotesi la politica diventa solo amministrazione dell'esistente, nella peggiore distruzione e frammentazione di ogni risorsa. La fine delle grandi passioni politiche che ha così infiammato l'Europa degli anni Trenta ha portato con sé anche delle vere e proprie catastrofi, come la fine dei valori.
L'analgesia degli affetti trasforma i rapporti generazionali, sottraendo autorità agli adulti che rinunciano alla loro funzione e che scivolano, nei confronti dei figli o degli studenti adolescenti, in una relazione simmetrica dove si scambiano solo incertezze e paure.
Scompare così la distinzione dei ruoli, lo spazio del confronto, non c'è più un luogo, dove incontrarsi rispettando i propri spazi identitari, le storie, le traiettorie dell'esistere. Le passioni tristi, ovvero il senso di impotenza e di disgregazione secondo la definizione di Spinoza, non derivano solo da un mondo dominata dall'incertezza rispetto al futuro, ma anche dall'incapacità di percepire la realtà, l'hic et nunc, causata dall'evaporarsi della capacità del sentire, dalla svalutazione di ogni cosa o processo di pensiero, quindi dall'impossibilita di incontrare se stessi e i vissuti interni. Il desiderio scompare sempre di più dalla giornata di qualsiasi uomo, si vive nella riproduzione seriale dell'esistenza, tutto è riproducibile per cui non è più importante la particolarità e la specificità dell'individuo. L'Io si frammenta in mille pezzi o più spesso non ha neanche avuto la possibilità di strutturarsi, prevalgono le modalità imitative, adeguate e utili nei primi mesi di vita, impoverenti e devianti nell'età adulta. La vita degli uomini, la storia degli uomini si è organizzata attraverso le passioni che l'hanno creativamente motivata. Tutta la vita culturale, le scoperte scientifiche ma anche la vita di ogni giorno lo stesso respiro necessita di una spinta creativa; anche le espressioni semantiche delle passioni sono orribilmente cambiate non si dice più, ad esempio, sono triste ma sono depresso o sono innamorato ma sono in paranoia, mutuando superficialmente il linguaggio scientifico svuotandolo così di senso, impoverendo qualsiasi capacità di sentire e descrivere i propri affetti sia quelli immediati, sia quelli più profondi.
Bisogna necessariamente recuperare la capacità di sentire, di desiderare, di appassionarsi, perché noi stessi siamo le nostre passioni.
La psicoanalisi in questo momento deve accettare una sfida: trovare la possibilità e facilitare l'incontro, l'accoglienza, di praticare l'ospitalità come elemento primario: ospitare l'altro che confuso, disperso, angosciato ci cerca e vuole essere trovato