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LA NOSTRA STORIA


Fino all'anno 1992, l'A.I.Psi. condivide con la S.P.I. (Società Psicoanalitica Italiana) storia e tradizione.

La SPI fu fondata il 7 giugno 1925 dal Prof. Marco Levi Bianchini, direttore dell'Ospedale Psichiatrico Provinciale e Docente all'Università di Napoli, con lo scopo di approfondire e di diffondere lo studio teorico e la pratica clinica della psicoanalisi.

Nel 1932 il Dott. Edoardo Weiss ne diventa presidente. Weiss si era formato come psicoanalista a Vienna nella Wiener Psychoanalytische Vereinigung, la prima Società Psicoanalitica creata da Sigmund Freud.

Weiss riorganizza la Società. Fa parte di questa riorganizzazione l'introduzione formale nello Statuto, nel novembre 1933, della formazione personale del candidato secondo le direttive dell'I.P.A., l'Associazione Internazionale di Psicoanalisi voluta da Sigmund Freud per assicurare un approccio comune nei vari paesi.

Elementi fondanti della formazione psicoanalitica sono: il trattamento psicoanalitico del candidato, i seminari teorici e clinici presso l'Istituto di Formazione e le Supervisioni da parte di analisti esperti del trattamento psicoanalitico di pazienti da parte del candidato.

La Società Psicoanalitica Italiana (S.P.I.) venne ammessa a far parte dell'I.P.A. come una Società componente a tutti gli effetti nel 1936.

A quel tempo facevano parte della Società 8 soci tra i quali, oltre a Levi Bianchini ed Edoardo Weiss, ricordiamo Cesare Musatti, Nicola Perrotti, Alessandra Tomasi di Palma ed Emilio Servadio, tutti futuri Presidenti della Società. L'organizzazione dell'Istituto di Formazione è opera di C. Musatti, N. Perrotti ed E. Servadio.

Il 26 luglio 1992 uno dei padri fondatori della S.P.I., il Prof. Emilio Servadio, assieme ad altri membri che avevano svolto ruoli di rilievo nella S.P.I., rivolsero al Comitato Esecutivo dell'IPA la domanda di poter costituire una Società componente, denominata Associazione Italiana di Psicoanalisi (A.I.Psi.), scindendosi in questo modo dalla S.P.I. Le ragioni del dissenso dalla società di appartenenza erano sostanzialmente di ordine etico ed istituzionale.

L'A.I.Psi. è stata fondata sotto gli auspici di J. Sandler, all'epoca Presidente dell'IPA, e le attività della nuova Associazione sono iniziate con uno "Sponsoring Committee", composto da Adam Limentani (chairman), Yolanda Gampel, Gemma Jappe e Litza Green.

Il primo Presidente dell'A.I.Psi. è stato Adriano Giannotti, prematuramente scomparso nel 1994. Successivamente, sono stati eletti Presidenti Jacqueline Amati Mehler, Andreas Giannakoulas, Carlo Vittorio Todesco, Jorge Canestri, Adolfo Pazzagli. Attualmente il Presidente è Giovanna Ambrosio.

Il primo impegno dell'A.I.PSI. è stato quello di formulare uno Statuto che rispecchiasse il comune progetto di vita istituzionale e scientifica e, particolarmente, di un Istituto di training che garantisse al meglio la formazione dei candidati.

Aspetti propositivi e criteri fondanti

La nostra principale preoccupazione è stata quella di costituire un Istituto di training in grado di offrire agli allievi un percorso formativo di apprendimento ampio e integrato negli aspetti teorici e clinici, a cui tutti i didatti e anche i membri ordinari potessero dare un contributo al meglio delle loro energie e competenze.

Un punto essenziale è stato quello dei limiti della funzione didattica, che abbiamo voluto regolata per statuto secondo criteri tali da prevenire i rischi della distorsione in direzione del potere personale (limiti di età, limite del numero dei candidati, monitoraggio continuo degli allievi da parte dell'intero collegio dei didatti, ecc.).

Un altro punto di vitale importanza è stato quello di stabilire il principio della formazione permanente, in grado di mirare non soltanto ad offrire ai più giovani delle continue occasioni di approfondimento teorico-clinico, ma a costituire anche per i soci più anziani un'area di reciproca garanzia, di aperto confronto e di integrazione sui temi scientifici e istituzionali.

A questo fine, nella nostra Associazione si attribuisce grande valore all'attività scientifica, come momento continuo di incontro societario, come palestra di esercizio alla comunicazione e alla discussione, sia nei contenuti che nella metodologia, come il miglior presupposto per ancorare la pratica clinica quotidiana a un campo teorico comune, in tutte le sue articolazioni e diversificazioni. Un tentativo, questo, per favorire una ricca e intensa vita societaria come premessa indispensabile per perseguire un altro dei nostri obiettivi basilari: quello di uno scambio costante con le altre Società dell'IPA, in una dimensione aperta ed internazionale.

In questa stessa direzione, dal 1997, è stata costituita la rivista Psicoanalisi, semestrale di lavori specificamente psicoanalitici, aperto a tutti i colleghi italiani e stranieri.


Emilio Servadio

Emilio Servadio


Associazione Italiana di Psicoanalisi, Via di Priscilla 128, 00199 Roma